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ROMA - DON VINICIO ALBANESI: "LA MALA SANITA DEL LAZIO SULLE SPALLE DI DISABILI E FAMIGLIE".

02/12/2009 - ROMA - La mala sanità della Regione Lazio la continuano a pagare i più deboli”, lo ha dichiarato don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, richiamandosi all’indomani dell'allarme lanciato dai coordinamenti regionali ARIS, FOAI e FONDAZIONE DON GNOCCHI, per la mancata applicazione degli accordi sottoscritti nel maggio scorso, relativamente ai tagli sui budget dei centri di riabilitazione. La Giunta regionale si illude di aver risolto ogni problema deliberando uno stanziamento per il trasporto e i centri estivi per persone disabili, garantendo così livelli di qualità e quantità delle prestazioni sanitarie. "Il sociale, già povero di suo, sostiene il sanitario, senza compensare alcuna criticità, ormai cronica, del sistema sanitario regionale”, ha aggiunto Mons. Albanesi. “Il budget dei centri, tagliato dal decreto Commissariale n. 51/2008, ad oggi, - ha spiegato d. Vinicio - non è ancora stato reintegrato; questo fatto incide, negativamente, sulle cure e sui trattamenti riabilitativi e terapeutici di tipo sanitario, che per molti utenti rappresentano la possibilità concreta per un reale percorso di recupero”. Don Vinicio ricorda, inoltre, che nella Regione Lazio le attuali remunerazioni (le tariffe) delle prestazioni sanitarie sono ferme ormai da 10 anni, nonostante ben 3 rinnovi contrattuali e un indiscutibile decennale aumento del costo della vita. Ribadisce, inoltre, che l’affare LADY ASL continua a provocare disagi. Non sono ancora stati riconosciuti e accreditati i posti aggiuntivi provenienti dall'ex IKT, mentre molte strutture, si son fatte carico nel tempo di pazienti e operatori provenienti proprio da quelle strutture riabilitative. La decisione di licenziare almeno 1300 operatori (terapisti, ausiliari, specialisti della riabilitazione ecc.), e dimettere circa 1300 disabili, presa dal comitato di coordinamento dei Centri associati all'ARIS, alla FOAI e alla Fondazione Don Gnocchi, non è altro che una conseguenza di questa gestione fallimentare della sanità laziale. “Ora il disagio si sposta interamente sulle famiglie, già sacrificate di loro, appesantite e stanche da questo stato di cose”.

 
     

 

 

 

 
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