Roma 25.2.2017 – In quell’abbraccio (foto di Stefano dal Pozzolo) tra don Vinicio e Papa Francesco c’è tutta la comunità, la storia, la radice e la vita di una realtà che in questi ultimi 50 anni si è occupata dei più deboli. Nel suo saluto, don Vinicio Albanesi ha ringraziato il Pontefice “per la sensibilità e l’attenzione nei nostri confronti”. Ed ha aggiunto: “siamo qui presenti da tutta Italia: dal Veneto alla Sicilia, dalle Marche, dall’Umbria, da Roma alla Calabria, ma anche dai paesi dell’Africa, rifugiati nel nostro Seminario di Fermo: insieme ai genitori preoccupati del futuro dei loro figli, ai nostri Parrocchiani, a quanti con noi credono e agiscono nel rispetto delle persone, senza scarti, come lei spesso ripete. Le chiediamo – aggiunge - dopo la Evangelii Gaudium e Laudato si, una sua riflessione sulla dignità della persona, immagine di Dio. Il mondo sembra rinchiudersi in dettagli sempre più ristretti e angusti, preoccupati solo del loro esistere. Sarebbe bello un Sinodo incentrato sulle capacità umane, anche se frammisto a debolezze e contraddizioni”. Una giornata memorabile (25.2.2017), indimenticabile, per la nutrita delegazione di ospiti e familiari delle diverse strutture italiane (circa 2800 persone), guidate dal presidente don Vinicio Albanesi, dal fondatore della Comunità, don Franco Monterubbianesi, e dal vescovo di Fermo S.E. Mons. Luigi Conti, per l’udienza privata con Papa Francesco.

 

Un’ora circa di incontro nella Sala Nervi per scavare dentro le radici della Comunità, per entrare dentro il significato di tutto quello che si è fatto in 50 anni di storia. Un evento, quello con Papa Francesco, che è collegato proprio a questo traguardo della Comunità. Don Vinicio, poi, prete di periferia, ma anche apostolo attento di Gesù, grande conoscitore della Sacre Scritture, ha rivolto al Papa un appello: “le chiediamo anche una riflessione sul dramma (scandalo) della disparità tra l’1% della popolazione che possiede le stesse risorse economiche del restante 99% della popolazione. La nostra morale ha da sempre insistito sulla ‘giustizia’: l’ha fatto in termini generali. Forse è arrivato il momento di chiarificare e chiamare con il loro nome l’ingiustizia che assale il mondo, indicando vie concrete di soluzione. Possiamo attenderci una sua Lettera apostolica su questo tema?”. “Le rivolgiamo un abbraccio caloroso, soprattutto in occasione di presunti portatori di verità che appaiono farisei, nemmeno scribi: invocano le regole che loro, per primi, infrangono, perché non comprendono le vie della misericordia che lei non si stanca di ricordare”. E poi la parola a Don Franco, al fondatore, che ha ricordato come Capodarco accompagni sin dall’origine quel popolo della disperazione, che è caro a Bergoglio, verso la piena emancipazione e liberazione.  “Siamo il popolo della speranza – ha detto don Franco. Dobbiamo credere a questa giornata intensa, dove il meglio del popolo di Capodarco sparse in Italia (dalla Sicilia alle Marche) vuole vivere con la Chiesa il cammino della liberazione”. “Consegno un documento scritto quando ho voluto celebrare il nostro passato con i protagonisti di 50 anni fa; alcuni di loro sono in Cielo. È un documento sulle tre virtù soprannaturali, fede, speranza e carità. Al Papa diciamo che siamo il popolo della speranza, che portano le persone deboli nella società. Siamo animati da tre ‘r’: ribellione per essere liberi, nella resistenza per portare avanti i nostri sogni, e nel riscatto dei poveri come i bambini abbandonati e i disabili”.